Recensione: The Innkeepers (2011)

Ammetto di essere la classica tipa amante dello splatter. Più sangue c’è, più mi diverto. Per questo ho amato la saga di Saw, anche se a lungo andare è andato a perdersi. Ma non significa che The Innkeepers non sia un bel film da vedere, anzi. Senza dubbio ha ricevuto la sua buona – forse eccessiva – dose di critiche, questo perché il film in sé si basa su una torcia che fende il buio, degli ottimi attori e dei rumori sinistri. Niente budella, spargimenti di sangue, mostri orribili o menti deviate; o almeno non in dose elevate.

Trama presa da Wikipedia:
Claire (Sara Paxton) e Luke gestiscono un albergo che sta per chiudere a causa dei pochi clienti rimasti. A causa di alcuni rumori registrati da Luke,i due albergatori si convincono che l’hotel sia infestato da spiriti e la convinzione aumenta nel sapere che un centinaio di anni prima la defunta Madeline O’Malley si suicidò proprio in quell’hotel e che successivamente il suo cadavere fu’ nascosto nello scantinato; luogo da cui provengono gli strani rumori. Senza grossi colpi di scena la tensione aumenta fino alla seconda parte in cui l’angoscia di Claire e Luke sfocia in instabilità mentale.

The Innkeepers mostra come una persona, in questo caso un regista, sia in grado di creare una tensione palpabile attraverso il semplice suono e l’espressione dell’attore. Un film su un hotel infestato,
dove le apparizioni sono ben ridotte – a mio parere – ma, nonostante questo, di effetto. Ci sono questi due giovani, Claire e Luke, che passano il loro ultime fine settimana nel Yankee Pedlar Inn, gestito da questi ultimi in assenza del titolare. Luke ha un sito web in cui descrive le attività paranormali che si svolgerebbero nell’hotel, pur non avendo alcuna prova concreta a riguardo. Claire, nonostante lo scetticismo che una persona comune mostrerebbe, lo appoggia in questa sua ricerca paranormale e spesso si aggira di notte per l’hotel registrando i rumori catturati collegandosi a frequenze radio inusuali. La curiosità di Claire inizia ad avere il sopravvento quando le forze sovrannaturali sembrano diventare incontrollabili. Innanzitutto, non aspettatevi grandi colpi di scena, anche se devo ammettere che il regista ha voluto giocare parecchio sull’effetto shock in grado di farti rimanere col fiato sospeso. Io lo consiglio come film da vedere, se non altro per l’atmosfera carica di angoscia – e di malinconia, tra l’altro – creata con poco e niente.

SPOILER! Se non vuoi anticiparti il film, non leggere oltre!

L’inizio è stato spettacolare; Luke che mostra a Claire il suo sito internet, dalla grafica un po’ scarsa e sfrutta l’occasione per spaventarla con il classico video dove ti ritrovi a fissare un’immagine e di colpo spunta una faccia urlante spaventosa. E questa è stato la prima scena d’impatto del film, almeno per chi non se lo aspettava. Quindi ci sono questi due che, prima della chiusura definitiva dell’hotel, vorrebbero dimostrare al mondo che in quel luogo vi è il fantasma di una donna, morta anni prima e che purtroppo non è stata in grado di “andare oltre”. Molto alla Ghost Whisperer. Io, personalmente, mi sono innamorata della recitazione di Sara Paxtonm, che crea una Claire simpaticissima, fragile, tenera ed intraprendente, con quel suo inalatore che usa abbondantemente spesso. The Innkeepers non ha una trama piatta, non è lento e non è una palla; è per gli amanti del genere. Non tutti possono capire, purtroppo. C’è questa giovane fanciulla che si lascia trasportare da questo incauto stolto, Luke, che si scopre poi essere il classico “tutto fumo e niente arrosto”. Lui con le sue teorie e le sue bugie che trascinano Claire in questo vortice senza fine. Perché mentre Luke aveva inventato le sue “esperienze” in quell’hotel di sana pianta, la povera Claire finisce col viverle realmente, col finirci letteralmente risucchiata. Prende talmente tanto sul serio l’idea di poter vedere o percepire un fantasma, che alla fine questi spiriti prenderanno il sopravvento su di lei. Cosa avrebbe potuto fare? Proprio lei che ad una semplice domanda di un’ospite dell’hotel, un’attrice rivelatasi poi medium, si rende conto di essere completamente ignara e spaesata sulla fine che farà, una volta che il suo lavoro all’hotel si sarà concluso. Quindi cosa le resta? Almeno quello; almeno scoprire la verità. E ciò che le viene concesso, purtroppo sulla sua pelle. Perché durante il film è lei ad essere presa di mira, mentre l’ignaro Luke pensa sia solo un caso scientificamente spiegabile, come il rumore di tubature o stronzate simili. E quindi è lei a dover affrontare da sola tutto questo, facendosi aiuto con quel microfono in grado di registrare EVP. Mentre la stessa Claire all’inizio si lascia convincere che forse era solo frutto della sua immaginazione, magari stanchezza o che il desiderio di scovare qualcosa l’aveva costretta a sentire qualcosa che in realtà non c’era. Allora le apparizioni si trasformano in semplici incubi, i rumori provenienti dalla cantina diventano solo classici rumori che emettono gli immobili e così via. Ma quanto può essere reale un incubo? E quanto può riversarsi fisicamente e psicologicamente su una persona? Il soprannaturale, ragazzi miei, irrompe in una cornice che non ha nulla di speciale, risultando quindi straordinario in ciò che è banalmente ordinario. E cosa può esserci di più spaventoso di qualcosa di inspiegabile? Solo lei lo sa. A Claire purtroppo toccherà scoprirlo sulla sua pelle, perché rimarrà sola; sola in questo universo sconosciuto a dover lottare principalmente per riuscire a scoprire la verità, ma poi per cercare di aver salva la vita. Un film che da una maggiore profondità alla narrazione, che riesce a stupirti e a prenderti anche solo tramite lo sguardo della protagonista. Però non vengono a mancare quei rari momenti misto tra paura e divertimento, in cui Luke si trova alle spalle di Claire e non riesce ad annunciare la propria presenza evitando di spaventarla. Sono piccole cose, piccoli tasselli che, uno ad uno, creano a mio parere questo piccolo capolavoro. In definitiva una grande prova del regista. Pellicole del genere, piene di passione e di umiltà, sentite ma non stucchevoli, rendono migliore il mondo del cinema con la loro presenza. Bisogna diffidare dal classico tizio che ritaglia la sua opinione con la classica solfa “film di una noia mortale e sceneggiatura orribile”. Fidatevi.

Hey, so I was thinking, it seems like whenever something really creepy happens, nobody else is around, right? Like, every time you’ve seen stuff, you were alone. So I was just thinking that since the hotel is practically empty, we might have a good chance of making some real contact.

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