Recensione: The Pretty One (2014)

Quest’oggi vi parlerò di un film che ho visto di recente, non ancora uscito in Italia. The Pretty One. Il cast vanta, tra i protagonisti, Zoe Kazan e Jake Johnson. La prima, protagonista in assoluto, recita la parte di Laurel e Audrey, due gemelle che nonostante mostrino lo stesso aspetto, sono completamente diverse fra di loro, tanto che durante il film viene messo in dubbio il loro essere gemelle, con tanto di domanda “Ma siete sorelle?”. Il buffo è che l’attrice ad interpretare le giovani ragazze è solo una, quindi ci è voluta una certa maestria nel calarsi nei panni di due persone completamente differenti. Personalmente ho trovato The Pretty One un film molto bello, in grado di farti porre delle domande sui problemi esistenziali di tutti i giorni; la bellezza estetica, il comportamento, tutti fattori che rendono una persona migliore di un’altra, il perché la gente cerca sempre di assomigliare a qualcuno etichettato come “migliore”.

Trama presa da Wikipedia:
La storia di due sorelle gemelle, Laurel e Audrey, viene un giorno spezzata da un incidente stradale causando la morte di una delle due : Laurel. Si scopre poi che in realtà la gemella che muore si tratta invece di Audrey. Laurel finisce per prendere la vita dell’altra, sfruttando la grande opportunità di assumere una nuova identità, stufa di essere quella strana ed invisibile.

Il film ha il suo preciso inizio; è il compleanno delle gemelle e, mentre Laurel vive con il padre e la presunta compagnia, Audrey vive la sua “perfetta” vita in città, facendo il lavoro che ama e frequentando persone che pensano sia assolutamente fantastica. Un distacco palpabile che si percepisce nel momento in cui Audrey mette piede in casa del padre, tornata per festeggiare il suo compleanno e portarsi Laurel con sé. Questo perché quest’ultima vive una vita passiva in cui passa le giornate a dipingere riproduzioni di quadri famosi che però non riuscirà mai a vendere, perché con visibili difetti e differenze. E a non riuscire a staccarsi dal padre, che dopo la morte della madre è sembrato cadere in uno stato semi catatonico in cui lascia le faccende di casa unicamente alla figlia. Laurel si ritrova bloccata in questo limbo ed Audrey prende dunque la decisione di prenderla e di portarla in città. La tenerezza la fa da padrone in questa ragazza impacciata che pur di somigliare alla sorella (da notare “gemella”) insieme vanno dal parrucchiere e questa chiede di poter aver un taglio di capelli esattamente come quello di Audrey. La parte divertente sta nella battuta che la ragazza le fa, sottolineando che ci avrebbe provato ma che i risultati forse non sarebbero stati identici. E invece poi, tagliata via quella matassa infinita di capelli – che ricalcava un po’ troppo lo stile di The Ring – la parrucchiera sorpresa le guarda, uscendosene con un “Ma siete sorelle?”; facendo il tutto ricadere in un silenzio alquanto imbarazzante. Gemelle, giovine, gemelle. Non lo vedi? Ma tutta questa frenesia purtroppo ha una breve durata, poiché il film si incentra proprio sulla perdita della gemella famosa, Audrey. Ma questo è ciò che solo Laurel sa, dato che dopo il tragico incidente il padre e la compagna credono che la sopravvissuta sia proprio Audrey, colpa e volontà del taglio di capelli uguali alla sorella defunta. Molti allora si sono chiesti il motivo per cui il padre non abbia fatto fare un test del dna, appunto per confermare che la figlia sopravvissuta fosse Audrey, ma in questo caso tutto ricade sul taglio di capelli. Lui non aveva idea che Laurel se li fosse tagliati e dato il corpo irrecuperabile della gemella, ha semplicemente fatto 2+2. Bravo tonto. Quindi tutta la situazione cade in un circolo di bugie senza fine, poiché la stessa Laurel per qualche giorno crede realmente di essere Audrey, ma tempo di accorgersi della realtà, si ritrova a pensare “Massì, lasciamo morire la parte sfigata di me e lasciamo entrare quella sexy e amata da tutti”. Una scelta inquietante e fin troppo azzardata, dettata però dal momento del funerale, scena tristissima in cui il prete chiede se qualcuno vuole dire due parole su di lei, ma nessuno apre bocca. Nessuno dei presenti, incluso suo padre. Quindi Laurel diventa Audrey e da lì ha inizio tutto. Questo film è una metafora per permettere a questa gemella di essere una persona completamente diversa, arrivando inizialmente a comportarsi in modo diverso e perfino a parlare in modo diverso. Facendo pressione sul fatto di avere un’amnesia, si intrufola furtivamente così nel mondo della sorella, frequentando i suoi amici, prendendo posto al suo lavoro, fino ad avere l’incontro con lui che diverrà il suo “amante”, Basel, vicino di casa che avrebbe dovuto sloggiare per far posto a Laurel, se Audrey fosse sopravvissuta. C’è questo incontro e questa famiglia che vive difronte a loro che sembrano reincarnare la famigliola perfetta, con una casa perfetta, dei figli perfetti e perfino una piscina da urlo. Quindi non mancherà l’occasione di fingersi loro stessi, per puro divertimento, quando questi ultimi partiranno per una vacanza chissà dove, lasciando la casa in balia di questi due, ignari ovviamente di tutto. Il mondo gira e rigira ma non mancherà molto prima che Laurel venga scoperta, scelta che però prende lei stessa perché stanca di essere continuamente – e giustamente – paragonata ad Audrey, contando di aver preso possesso della sua vita. Vorrebbe essere amata per quello che lei è, non perché prima non era realmente lei. Vorrebbe piacere alle persone per la sua personalità, sfruttando magari la presenza della sorella, ma cercando poi di subentrare con la vera Laurel e non una falsa Audrey. Mi spiego? Ma il suo tentativo, giustamente, viene preso molto male. Fingersi qualcun’altro, per giunta una persona passata a miglior vita, fa calare un velo pietoso sul suo tentativo di attenzioni, che la fanno etichettare come una ragazza squallida. Dovrà quindi tirar fuori le unghie per cercare di riprendersi ciò che è riuscita a guadagnare con un pizzico di aiuto.

 Zoe Kazan è semplicemente stupefacente, le sue emozioni sembrano fuoriuscire attraverso i suoi pori. Riesce a sfruttare l’incontaminata perfezione irreale di quella vita come una metafora sottile per la perfezione che perseguita il suo personaggio. The Pretty One è un film all’apparenza tranquillo, che trionfa nel lasciarti quella sensazione di ricevere un abbraccio senza averlo realmente avuto.

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